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Title: Le proposizioni relative con antecedente in italiano antico
Authors: De Roberto, Elisa
Keywords: Indo-European Languages
Romance Languages
Italian
Issue Date: 2008
Publisher: Università di Roma III e Université de Paris IV
Abstract: L’argomento e gli scopi del presente lavoro dovrebbero essere chiaramente enunciati dal titolo Le proposizioni relative con antecedente in italiano antico. Il tema della tesi dovrebbe essere trasparente: nelle pagine che seguono sono esaminate le proposizioni relative dotate di un antecedente espresso nell’italiano antico. Nonostante la volontaria scelta di un titolo “descrittivo”, non sfuggirà a quanti abbiano esperienza della sintassi dell’italiano, e in particolare della varietà antica, che ognuno dei sintagmi di cui esso si compone tocca problematiche di grande complessità. In queste pagine introduttive sembra opportuno dunque spiegare le ragioni e le varie riflessioni che hanno condotto all’elaborazione della presente ricerca nonché all’individuazione dei metodi più consoni alla sua realizzazione. Prima di passare all’esposizione degli intenti e dei presupposti metodologici, desidero precisare che la tesi è stata concepita e redatta nel quadro di una cotutela tra l’Università Roma Tre e l’Université Paris IV-Sorbonne. Il contatto con l’istituzione francese, e in particolar modo con l’Ecole doctorale d’Etudes romanes, è stato sfruttato in due direzioni. Innanzitutto è stato mirato alla raccolta e alla fruizione dell’ampia letteratura francese sulle relative. Tale approfondimento bibliografico ha permesso di trarre numerose indicazioni e, talvolta, nuove chiavi interpretative nella descrizione del fenomeno in esame. L’altro filone di ricerca che ha tratto giovamento dal rapporto con l’università parigina riguarda invece il confronto tra l’italiano e il francese antico. Considerata l’influenza che il francese antico ha esercitato a vario livello sulla prosa italiana del Due-Trecento si è tentato di acquisire le competenze per condurre, ogni qualvolta il contesto d’analisi lo richiedesse, un confronto tra le due lingue nell’ambito delle relative. Le proposizioni relative rappresentano un settore vasto e importante della sintassi italiana. Al suo interno è possibile individuare una prima grande distinzione tra relative libere e relative con antecedente: le prime (chi dorme non piglia pesci) sono introdotte da pronomi doppi e assumono una funzione simile a quella assunta nella frase semplice dagli elementi nominali; le seconde sono invece provviste di un antecedente che, ripreso per mezzo di un elemento relativo, riceve una caratterizzazione mediante l’aggiunta di una proposizione nella quale svolge una funzione sintattica. Nella presente occasione si è scelto di limitare l’analisi alle relative del secondo tipo. Le ragioni di tale scelta sono di ordine pratico (limitare la mole di un lavoro che senza alcun taglio avrebbe corso il rischio di giungere a risultati poco pregnanti), ma soprattutto di ordine sintattico. Infatti, le relative libere e le relative con antecedente presentano un’importante differenza: mentre nelle relative libere il pronome si trova a dipendere sintatticamente da due nuclei verbali, nelle relative con antecedente il sintagma nominale dipende dal verbo reggente, ma la sua “partecipazione” nella subordinata è mediata dal pronome relativo. Anche se escluse dall’analisi, le relative libere sono state oggetto di una breve trattazione nel primo capitolo. Nonostante le apparenze, la distinzione tra relative libere e relative con antecedente non è sempre netta: esistono costrutti dotati di un antecedente la cui natura semantica è molto debole e che funzionalmente sembrerebbero comportarsi come le relative introdotte dai pronomi doppi. Sotto la denominazione di relative con antecedente (headed relatives in inglese) rientrano proposizioni che, pur essendo accomunate dalla presenza di un sintagma nominale antecedente e di un elemento relativo, svolgono compiti diversi: la comune funzione di caratterizzazione può infatti essere orientata alla modificazione, alla predicazione o a un tipo di operazione a metà tra le due. Il dibattito intorno al diverso valore assunto dalle relative è molto antico: la distinzione tra relative restrittive e relative non restrittive, già presente in nuce in vari trattati di grammatica medievale, è stata elaborata in termini eminentemente logicosemantici dai grammatici di Port-Royal. Nel XX secolo la preoccupazione principale è stata quella di verificare la validità della distinzione sul piano sintattico: dagli studi di grammatica trasformazionale sino agli ultimi sviluppi della grammatica generativa, grande attenzione è stata data ai corrispettivi formali di tale classificazione. Nel frattempo, specialmente fuori d’Italia, lo studio delle relative si è arricchito dell’apporto di discipline come la linguistica pragmatica o testuale: nonostante vari tentativi di superamento della suddivisione, è parso difficile rinunciare alle due categorie di restrittività e non restrittività. Inoltre ai due tipi si è aggiunta negli ultimi tempi un’altra categoria, quella delle pseudorelative, o relative predicative. Allo stato attuale delle nostre conoscenze le proposizioni relative appaiono ripartite dunque in tre tipologie (restrittive, non restrittive, predicative): ognuna di esse si caratterizza per la particolare funzione di caratterizzazione che svolge rispetto all’elemento nominale cui si riferisce, per il grado più o meno forte di integrazione nell’antecedente e, di conseguenza, per l’intensità del rapporto di subordinazione che lega la dipendente alla proposizione sovraordinata. Non si vogliono qui anticipare temi che saranno affrontati più distesamente nel primo capitolo, tuttavia questo rapido cenno intende dar conto del grado di articolazione interna della struttura in esame e dunque della complessità di tale settore della sintassi.
URI: http://hdl.handle.net/11707/3758
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